CHI EREDITA LA CASA DEL GENITORE passato a miglior vita?

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L’immobile di proprietà del genitore defunto passa al coniuge superstite e ai figli in maniera diversa a seconda che ci sia testamento o meno.

Capita spesso che, alla morte di un genitore, si debba stabilire a chi spetta l’immobile di sua proprietà. Non esiste però una soluzione univoca al problema. Per stabilire chi eredita la casa occorre tener conto di diversi fattori, quali ad esempio l’esistenza del coniuge o il numero dei figli.

Certo è che se il defunto non ha lasciato un testamento, la divisione del patrimonio ereditario tra il coniuge e il figlio o i figli avviene secondo le regole indicate dalla legge. Si parla in tal caso di successione legittima

Se, invece, il defunto ha lasciato un testamento, la divisione del suo patrimonio avviene in base a quanto nello stesso stabilito e, in particolare, eredita la casa chi è espressamente indicato in tale atto.

Nell’ipotesi specifica di una casa in comunione di beni tra il defunto e il coniuge, cade in successione solo la metà dell’immobile di proprietà del primo, mentre l’altra metà rimane al coniuge superstite. Lo stesso avviene se i coniugi erano comproprietari dell’immobile in separazione dei beni oppure se la casa era in comproprietà con il convivente.

Invece, se il defunto era l’unico proprietario dell’immobile e conviveva con una compagna, alla sua morte la casa passa ai figli ma la convivente superstite ha diritto di abitazione per almeno 2 anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore, e comunque non oltre i 5 anni.

Successione legittima: chi eredita la casa?

Nella successione legittima l’assegnazione delle quote di eredità segue uno schema preciso, espressamente stabilito dal Codice civile, che si applica anche per quanto attiene l’attribuzione della casa del defunto.

Più precisamente se:

  • al defunto succedono i figli, essi ereditano in parti uguali. Di conseguenza, spetta loro tutto l’immobile in quote uguali;
  • il defunto lascia il coniuge e un figlio, il patrimonio viene diviso al 50% tra questi due soggetti. La casa, quindi, va per 1/2 al coniuge e per 1/2 al figlio;
  • i figli sono due o più di due, al coniuge spetta 1/3 dell’eredità mentre ai figli spettano i 2/3 dell’eredità, suddivisi in parti uguali. Da ciò deriva che 1/3 dell’immobile diviene di proprietà del coniuge e i restanti 2/3 vanno ai figli, divisi in parti uguali;
  • se il figlio è uno solo, questi eredita tutti i beni del genitore, dunque, anche la casa per intero.
  • Nelle ipotesi sopra specificate sia il coniuge sia il figlio/i figli del defunto acquistano una quota ideale dell’immobile. In pratica, il bene cade incomunione ereditaria tra gli eredi e ciascuno di essi diviene proprietario di una quota indivisa dello stesso.
  • Gli eredi, però, possono sempre decidere di dividere la comunione ereditaria, di comune accordo oppure iniziando una causa civile in tribunale. In tal caso, il giudice divide l’immobile in natura, se è possibile; diversamente e se nessuno degli eredi chiede l’assegnazione del bene, pagando agli altri le rispettive quote, l’immobile viene venduto all’asta e il ricavato suddiviso tra gli eredi.

·       Successione testamentaria: a chi va la casa?

  • Nellasuccessione testamentaria, che si apre quando il defunto ha lasciato un testamento, la divisione dell’eredità avviene sulla base di tale atto.

Il nostro ordinamento giuridico consente a un soggetto di disporre liberamente dei propri beni per il periodo in cui avrà cessato di vivere, decidendo come suddividerli tra gli eredi mediante testamento. Tuttavia, nell’effettuare la ripartizione, deve rispettare la quota di beni ereditari (quota legittima) che, per legge, è riservata ai suoi parenti più stretti, i cosiddetti legittimari. L’altra quota di eredità (quota disponibile), invece, può assegnarla a chi meglio crede.

I legittimari sono il coniuge, i figli e, in loro assenza, i genitori del defunto. I legittimari hanno diritto alla parte prestabilita dalla legge anche se nel testamento è disposto diversamente

Fatta questa necessaria premessa e per quanto attiene più specificatamente la casa, il soggetto che fa testamento (testatore) può decidere di lasciare l’immobile a un erede ben specifico (ad esempio, al figlio più grande), che ne diventa proprietario a tutti gli effetti nel momento in cui accetta l’eredità. Non deve ledere, però, le quote di legittima spettanti agli altri eredi, altrimenti questi possono proporre l’azione di riduzione.

In particolare, le quote di legittima sono:

  • 1/2 dell’eredità, se il defunto lascia solo il coniuge. In tal caso anche 1/2 della casa di sua proprietà va al coniuge superstite mentre la restante metà, che rappresenta la quota disponibile, può essere assegnata dal defunto a chi preferisce;
  • 1/3 del patrimonio ereditario per il coniuge e 1/3 per il figlio, se gli eredi del defunto sono tali soggetti. Allo stesso modo, la casa spetta per 1/3 al coniuge e per 1/3 al figlio; invece, la quota disponibile, pari a sempre a 1/3 del bene, tocca a chi ha deciso il defunto nel testamento
  • 1/4 dell’eredità per il coniuge e 1/2 dell’eredità per i figli, se sono due o più di due, da spartire tra loro in parti uguali. L’immobile viene suddiviso tra il coniuge e i figli in modo analogo (1/4 al coniuge e 1/2 ai figli in parti uguali); la quota disponibile, che ammonta a 1/4 dell’immobile, va a chi è stato indicato dal testatore ;
  • 1/2 dell’eredità al figlio, se il defunto non ha lasciato coniuge. Anche la casa, quindi, spetta per metà al figlio mentre l’altra metà (quota disponibile) va assegnata secondo testamento;
  • 2/3 dell’eredità, divisi in parti uguali, se i figli sono due o più di due e manca il coniuge. La quota disponibile di 1/3 viene assegnata sulla base del testamento. Ne consegue che i 2/3 della casa, suddivisi in parti uguali, vanno ai figli mentre 1/3 spetta a chi ha deciso il testatore.

Il coniuge del testatore ha diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare, ovvero la possibilità di continuare a vivere nella casa coniugale, oltre all’uso dei mobili che l’arredano, se di proprietà del defunto o comune .

Il testatore può anche decidere di:

  1. indicare le quote spettanti a ciascun erede, senza assegnare la casa ad alcuno di essi. In questo caso, si forma una comunione ereditaria tra gli eredi che, in qualsiasi momento, possono decidere di dividerla nei modi già esaminati in precedenza;
  • assegnare la casa a un soggetto determinato che non rientra tra gli eredi e prende il nome di legatario

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